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DPC: la nuova sfida della regione Liguria

La distribuzione farmaceutica italiana si snoda attraverso due principali gruppi: l’intermedia rappresentata da Federfarma Servizi, con quasi il 50% del mercato nazionale, quale associazione nazionale di rappresentanza delle aziende dei farmacisti, con forma giuridica di cooperative e di società di capitali (“aziende di distribuzione di proprietà di farmacisti”), dall’associazione dei distributori farmaceutici ADF, cui fanno riferimento le multinazionali, con le loro molteplici filiali affiancate dagli intermediari privati; in ultimo la distribuzione operata direttamente dall’azienda tramite l’intermediazione della figura del rappresentante di zona.

In questo contesto vario e funzionale, tra molteplici attori, si inserisce un’altra distribuzione molto rilevante e dal diffuso dibattito istituzionale: quella diretta, ovvero quella offerta da parte delle strutture pubbliche (A.O e ASL) direttamente al paziente; le classi principalmente distribuite sono quelle dei farmaci più ad alto costo. La distribuzione diretta si esplica nella fornitura del primo ciclo di cure alla dimissione ospedaliera del paziente e nell’erogazione dei farmaci A-PHT (malattie genetiche, antitumorali, fibrosi cistica, immunomodulatori ecc.…) quindi farmaci di una certa rilevanza sia economica sia patologica.

Gli aspetti che creano qualche divergenza , in questo caso, riguardano principalmente il disagio da parte del paziente nella reperibilità del farmaco, il poco coordinamento tra la medicina di base e la specialistica ed in ultimo, certamente non per importanza, l’esclusione da parte delle farmacie all’accesso ai cosiddetti farmaci innovativi.
In questa precisa distribuzione da cui la farmacia sembra esclusa, si inserisce un’altra forma distributiva: la distribuzione per conto DPC, ovvero quella dei farmaci ospedalieri a-pht (a piano terapeutico); le farmacie in questo modo, hanno la possibilità di garantire un servizio omogeneo e un flusso trasparente dei dati della spesa.

Il Piano Terapeutico, elemento necessario per la prescrizione e conseguente dispensazione, è stato introdotto nei primi anni novanta, a seguito della ridefinizione della lista di quei medicinali ritenuti essenziali, salvavita e quindi rimborsabili da parte del SSN. Questa modalità prescritta presenta un duplice intento: consente di mantenere una regola nella limitazione della rimborsabilità dei suddetti farmaci alle sole condizioni cliniche supportate da evidenze scientifiche e da un punto di vista clinico, garantisce al paziente la continuità terapeutica, assicurando l’appropriatezza nell’utilizzo dei farmaci.

 

Dpc in liguria: nuovo accordo sperimentale

In Liguria l’avvio in fase sperimentale il 1 marzo (Dal 1 febbraio 2018 nelle ASL 2, 3,4 e 5 e dal 1 marzo anche nella ASL 1 imperiese) della Distribuzione Per Conto dei farmaci “A-PHT” ha immediatamente trasmesso segnali molto incoraggianti, con 35.800 confezioni distribuite nei primi 9 giorni di servizio.
Il nuovo accordo tra l’Azienda ligure sanitaria (Alisa), l’Unione ligure delle Associazioni dei titolari di farmacia e Assofarm è stato sottoscritto e condiviso da tutti e cinque i dg delle Asl liguri, questa è una novità assoluta che serve soprattutto ad escludere applicazioni diversificate dell’intesa sul territorio.
La nuova distribuzione dei farmaci del Pht prevede l’utilizzo di un innovativo applicativo informatico, GOopenDPC, in grado di assicurare la tracciabilità dei farmaci all’erogazione: la farmacia richiede ai distributori intermedi di riferimento i farmaci prescritti utilizzando esclusivamente l’applicativo. Questo va ad integrarsi con i sistemi attualmente in uso presso ciascuna Asl consentendo l’ottimizzazione degli ordini dei prodotti acquistati dalla Centrale degli acquisti regionale, permettendo ad Asl e Regione un monitoraggio in tempo reale sulla quantità di prodotti distribuiti e le ricette erogate, con tracciabilità di ogni singola confezione.
I farmacisti inseriscono nel sistema anche la targatura della confezione, quindi da adesso sarà possibile seguire ogni singolo farmaco dall’industria fino all’utente finale e in caso di problematiche legate alla farmacovigilanza, questa diventa un’opzione fondamentale per un intervento immediato.

I numeri…

In dettaglio, il nuovo accordo concretizza una sorta di tetto ai volumi di farmaci erogati con la distribuzione diretta (due milioni di confezioni l’anno) e raddoppia la Dpc concessa alla farmacia, che si prevede passerà da 750 mila pezzi a poco meno di 1,5 milioni, anche grazie all’ingresso dei Nao (nuovi anticoagulanti orali).
Con la DPC, alla Regione resta solo l’attività amministrativa legata agli ordini dei farmaci mentre tutta la gestione intermedia è in carico ai farmacisti, complice anche l’istituzione di un unico elenco del Pht valido per tutta la regione.

Importante precisazione, cui il farmacista deve fare attenzione, riguarda la dispensazione al momento dell’ordine, non si potranno infatti dispensare in dpc più di quanto elencato nel Pht, non potranno essere fornite in post-dimissione o dopo visita specialistica più scatole di quelle stabilite (in media, una settimana di terapia), va tutelato il volume concordato dei farmaci che la farmacia distribuisce, volume che potrà aumentare ma non diminuire.

Questo accordo, segue una netta direzione, ponendosi l’obiettivo sia di superare possibili sprechi generati da sistemi non controllati, che non garantiscono una vera prossimità di accesso alle cure, sia di andare incontro alle esigenze dei cittadini con maggiori difficoltà, si pensi ad esempio alle persone affette da patologie croniche o quelle dimesse dall’ospedale. Il servizio di distribuzione offerto dalle 584 farmacie convenzionate, di oltre 450 specialità medicinali, è totalmente gratuito per il cittadino, che avrà libera facoltà di scegliere in quale presidio, struttura ospedaliera, asl o la farmacia territoriale recarsi, legittimando un ulteriore vantaggio per il paziente.

D’altra parte, avendo ben presente la conformità territoriale della nostra regione, si superano le problematiche di coloro che vivono nel nostro entroterra di dover percorrere chilometri per reperire i farmaci presso le strutture sanitarie. In questo modo, grazie alla presenza capillare delle farmacie sul territorio, viene fornito un servizio utile, immediato ed efficiente.
In base all’accordo, la Regione certifica il ruolo professionale, continuo, efficiente e sicuro del servizio svolto dalla farmacia, individuandola quale presidio territoriale e parte integrante del servizio sanitario regionale.

La sperimentazione ha la durata di un anno (ma sarà prorogata fino al 2020 se gli esiti continueranno ad essere positivi). Questa intesa rinnova, inoltre, la possibilità per gli assistiti di continuare a prenotare presso la farmacia, grazie al sistema Cup-web e quindi senza doversi recare ad uno sportello Cup, prestazioni specialistiche presso le strutture sanitarie pubbliche e private, ritirando i relativi referti, dove gli accordi lo prevedono.

Un passo fondamentale per posizionarsi in prima linea nelle sfide che porteranno alla presa in carico dei pazienti cronici e alle terapie a domicilio, ambiti dove le farmacie devono collaborare e partecipare in maniera attiva, è prevedibile dunque che questo concetto di ‘sanità a km 0’ per il cittadino possa avere un ulteriore sviluppo, a tutela della saluta pubblica.

La farmacia si conferma ancora una volta presidio sanitario di fondamentale importanza e rende il farmacista garante dell’assistenza al paziente e dell’aderenza, trovandosi nella posizione più appropriata per svolgere questo ruolo strategico, vista la possibilità di raccolta dati e monitoraggio della terapia seguita.

 

 

A cura di Carolina Carosio