Fenagifar
menu

L’intervista – Il Presidente FOFI, l’Onorevole Andrea Mandelli

Anche tra i giovani  “Farmacia dei Servizi” e “servizi cognitivi” sono ormai concetti condivisi. Possiamo dire che tutto questo si sta concretizzando?

Direi che siamo alla fase decisiva. Aver ottenuto che la Legge di Bilancio di quest’anno prevedesse un finanziamento con 36 milioni di euro per sperimentare la farmacia dei servizi in nove Regioni è stato un significativo successo, reso ancora più grande dalla decisione della Conferenza delle Regioni di ricavare, dal finanziamento degli Obiettivi di piano, quanto necessario ad allargare ulteriormente questa sperimentazione. E’ uno snodo importantissimo perché  al termine del triennio previsto dalla Legge si dovrà procedere a una valutazione dei risultati ottenuti, in termini di maggior salute e di miglior impiego delle risorse. Quindi non è certo finito il nostro impegno: ora dobbiamo dimostrare che quanto ottenuto, per esempio, nella nostra sperimentazione dell’MUR può essere replicato nella pratica professionale quotidiana in tutto il paese. E’ un’occasione che non possiamo perdere.

Abbiamo gli strumenti concreti sul territorio nazionale per i servizi cognitivi, come l’MUR al centro del progetto della FOFI, ma anche per le altre prestazioni previste dalla Legge 69/2009?

Il nostro progetto I-MUR è una pietra miliare e continua a produrre studi pubblicati sulle riviste internazionali, tali e tanti sono i dati che ha generato. Nel numero di giugno 2018, lo European Journal for Person Centered Healthcare riporta uno studio del professor Andrea Manfrin e della professoressa Janet Krska dedicato all’atteggiamento di farmacisti e pazienti coinvolti nel progetto. E’ chiaro dunque che per quanto riguarda i servizi cognitivi partiamo da una base eccellente, in particolare, come prova quest’ultimo studio, per quanto riguarda la capacità dei colleghi di rapportarsi ai pazienti in questa veste differente da quella del farmacista che dispensa il medicinale. Ma non ci sono solo i servizi cognitivi: anche aspetti come la diagnostica di prima istanza, la telemedicina e gli altri previsti richiedono un approccio sistematico, linee guida e sistemi di controllo della qualità. Dobbiamo fare in modo che il cittadino che si rivolge a noi per ottenere una prestazione abbia la certezza di ottenere una risposta adeguata dovunque si trovi, esattamente come è certo di ottenere lo stesso medicinale e lo stesso supporto in qualsiasi farmacia.

Il DDL Lorenzin relativo alla riforma delle professioni sanitarie presenta parecchi criticità, saranno sanabili? Come giudica nel complesso questo provvedimento?

Il giudizio che diamo della Legge 3/2018, stravolta rispetto al testo che era uscito dal Senato, è negativo. Innanzitutto perché non è stata una Riforma, ma una sorta di collage in cui, sul testo della Legge precedente, sono state inserite norme circoscritte che hanno complicato la vita amministrativa degli enti senza dotarli degli strumenti necessari ad affrontare i compiti che l’evoluzione della società pone alle rappresentanze professionali. Quanto alle possibili correzioni, il Decreto applicativo  sulle procedure elettorali, frutto della collaborazione tra le Federazioni e il Ministero, nel pieno rispetto dei ruoli, è riuscito a rendere le norme previste della Legge 3/2018 per quanto possibile aderenti alla vita e all’operatività reali degli Ordini, nonché alla necessità di rendere la normativa facilmente applicabile. Intervenire sulle altre criticità dipenderà dal legislatore. Noi continueremo a fare presenti gli aspetti negativi.

La legge 124/2017, meglio nota come DDL concorrenza, ha dato l’avvio a un potenziale stravolgimento della farmacia italiana: in che modo pensa che questo possa ripercuotersi sullo svolgimento della professione? Quale incoraggiamento si sente di esprimente ad un giovane farmacista all’inizio della carriera?

Come presidente della Federazione degli Ordini ritengo che il fatto più negativo sia che per la prima volta nella storia del nostro servizio farmaceutico il professionista può trovarsi a operare in posizione subordinata a una proprietà – persone fisiche o società – che non è tenuta al rispetto del codice deontologico e che – peraltro legittimamente – è soggetta soltanto alle leggi di mercato. Questo metterà alla prova l’indipendenza e l’autonomia dei professionisti e spetterà a noi fare in modo che la dispensazione del farmaco resti una prestazione professionale e non “una vendita”. Molto dipenderà anche da come la professione reagirà a questa novità: non mancano gli esempi di Società di capitali formate da farmacisti, anche nella vicina Svizzera. Quello che mi sento di dire ai colleghi più giovani è che, come sempre, la motivazione, la spinta a migliorarsi e l’amore per la propria professione sono le chiavi per affrontare una carriera che offra soddisfazioni personali ed economiche, anche in tempi di crisi: guai a chiudersi nel pessimismo e sfuggire il cambiamento, che non va ignorato ma affrontato, anche a livello individuale.

Da poche settimane l’Assemblea Nazionale della Fofi ha approvato il nuovo codice deontologico; ci potrebbe illustrare le principali novità e spiegarci per quale motivo si è reso necessario l’aggiornamento di questo fondamentale documento?

In buona sostanza per tutti per rispondere a tutte le novità che abbiamo citato finora. Nel nuovo Codice, che sostituisce quello approvato nel giugno 2017, abbiamo ricondotto ai nostri valori intangibili il nuovo ruolo del farmacista, il mutare delle condizioni in cui esercita la professione, così come i rapporti con il paziente e con il Servizio sanitario. Il farmacista ha sempre avuto il dovere di agire secondo scienza e coscienza, ma se accanto alla dispensazione del farmaco acquistano una sempre maggiore importanza le prestazioni sanitarie  rivolte alla persona, è necessario rifarsi al  concetto di presa in carico del paziente, e il principio universalistico su cui si basa il nostro Servizio sanitario. Per questo oggi l’ articolo 13 è dedicato interamente alla pharmaceutical care e, all’articolo 10, accanto alla farmacovigilanza si parla del supporto all’aderenza terapeutica. Poi vi è una diversa accentuazione dell’autonomia professionale, come accennavo, e la previsione che sia il direttore della farmacia, necessariamente un farmacista, ad avere la responsabilità del rispetto degli obblighi professionali e non il titolare, come in precedenza.

Da poco si è concluso l’iter di revisione della Farmacopea: il lavoro di aggiornamento è terminato oppure si tratta solo di un primo step? quali sono i punti focali per un lavoro di revisione organico e definitivo?

E’ stato un aggiornamento, quindi una revisione di alcune parti, molto importanti, della Farmacopea ufficiale. Credo però che un documento come questo, che deve essere sempre allineato all’evoluzione delle conoscenze scientifiche, delle innovazioni normative e alle necessità della pratica professionale non potrà mai essere rivisto una volta per tutte. L’obiettivo è che la Farmacopea sia soggetta a un’opera di aggiornamento costante e che non si debbano aspettare decenni per adeguarla alla situazione attuale.

La piattaforma Fofi-Fad è sicuramente uno strumento pratico e facilmente fruibile per avere accesso ad un’offerta formativa organizzata e strutturata sulle esigenze del farmacista. Questo strumento viene effettivamente sfruttato dai colleghi? Parlando di formazione territoriale qualificata, ritiene che l’offerta a disposizione sia adeguata ed omogenea oppure pensa che bisognerebbe studiare qualcosa di nuovo e innovativo?

L’offerta Federale dei corsi ECM in modalità FAD ha sempre riscosso successo, non soltanto per la gratuità dei corsi e per la loro qualità, ma perché la formazione a distanza è la soluzione più funzionale per il farmacista, in particolare quello di comunità, che ha vincoli di servizio piuttosto penalizzanti per la fruizione dei corsi residenziali. Certamente tutto è migliorabile e credo che un salto di qualità verrà dall’istituzione del Dossier Formativo di Gruppo, un’innovazione che la Federazione ha richiesto e ottenuto. Con questa modalità intendiamo disegnare un percorso di formazione coerente, centrato su alcuni temi centrali per la professione, evitando di disperdersi nei mille rivoli dell’offerta attuale. Proprio in virtù della qualità del percorso del Dossier formativo di gruppo, chi vi aderisce  ottiene un bonus di 30 crediti nell’arco del triennio. L’ECM è sempre stato un aspetto qualificante per la professione, e ancora di più lo è oggi che si apre una nuova stagione.

 

A cura di Carolina Carosio e Antonella Boldini