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Parola d’ordine: standardizzazione

Riduzione a un unico tipo o modello; l’unificazione dei prodotti derivanti dalla lavorazione in serie, nonché dei mezzi e metodi di lavoro e di controllo.

Questa la definizione di Wikipedia del termine standardizzazione. Più che una novità per il mondo della farmacia italiana, si configura come una necessità sempre più crescente per affrontare la costante crescita di domanda di benessere e salute. La frammentazione delle prestazioni, delle idee, dei consigli hanno causato un allontanamento dall’obiettivo primario della professione del farmacista: un servizio uniforme e sicuro per il paziente.

Ma come si ottiene un così difficile obiettivo?

Il tutto parte dalla formazione ovviamente, momento primario e fondamentale nella “creazione” di un professionista. L’università dovrebbe avere uno standard formativo comune e soprattutto uno standard di verifica che possa lavorare equamente su tutto il territorio italiano. Il passo successivo è di necessità la formazione post laurea dove una miriade di corsi di aggiornamento dovrebbero perseguire un unico goal: dare a tutti lo stesso bagaglio culturale e professionalizzante. Un laureato formato e pronto per entrare nel mondo del lavoro dovrebbe dunque avere un contratto che goda di pari dignità in ogni parte della penisola.

Poi cosa viene?

La vita associazionistica di categoria. Qui si entra nel vivo della Commissione Servizi alle Agifar della Fenagifar. Questa si configura non solo come un insieme di utilità per tutti coloro che hanno la voglia di affrontare l’avventura di associazione ma anche come un punto di partenza ripetuto e riproducibile su tutto il territorio nazionale. Devono chiudersi i tempi del campanilismo e dell’isolazionismo professionale, dobbiamo essere farmacisti, anzi Farmacisti egualmente preparati e capaci per affrontare le sfide che il futuro ci sta ponendo innanzi. L’unico modo per essere pronti a tutto questo è essere compatti, dimostrare che chi, singolo cittadino o interlocutore politico, si interfaccia con uno di noi si sta interfacciando egualmente con tutti noi.

Dobbiamo dimostrare che da Aosta a Lecce la figura del farmacista non cambia, non esistono e non devono esistere farmacisti di serie A e farmacisti di serie B, solo perché qualcuno si perde nel suo egoistico isolazionismo. La Fenagifar così come anche le altre Associazioni di categoria sta lavorando proprio in questo senso, unificare un territorio che professionalmente è ancora frammentato, scosso passivamente da eventi politici ed economici.

I Farmacisti si stanno finalmente svegliando dal loro torpore e si stanno accorgendo di essere uniti e forti insieme.

Paolo Gerosa