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FARMACISTA ONCOLOGICO: COUNSELING E ADERENZA ALLA TERAPIA

Il farmacista si è rivelato una delle figure più versatili nell’emergenza pandemica da Covid-19, aumentando il campo delle sue mansioni attraverso l’esecuzione dei tamponi e supportando la campagna vaccinale sia attraverso le prenotazioni e la somministrazione diretta dei vaccini, sia promuovendo la veicolazione di informazioni corrette per combattere le fake news. Pertanto anche l’attività di counselling si è adattata alle esigenze del momento e si è rivelata uno strumento efficace per la promozione della salute pubblica.

Venendo meno lo stato emergenziale, è bene ricordare i grandi vantaggi che la suddetta attività di counseling farmacologico può portare soprattutto nella gestione del paziente cronico e in particolare nel migliorare l’aderenza terapeutica dei pazienti oncologici.

Grazie all’avvento dei nuovi protocolli di cura, immunoterapia in primis, si è riusciti a deospedalizzare le terapie oncologiche. Con l’uso domiciliare orale si pone il problema dell’aderenza alla terapia, erroneamente sovrastimata. In realtà le criticità sono sicuramente pari se non superiori ad altre patologie croniche.

Si evidenziano in tal senso cinque fattori:

  1. EQUIPE DI ASSISTENZA SANITARIA, in generale più efficienti sull’acuto che sul cronico;
  2. SOCIOECONOMICI: difficoltà, aumentate durante la pandemia, negli spostamenti per raggiungere il centro oncologico o la farmacia ospedaliera;
  3. PAZIENTE: dimenticanza, negazione della malattia, poco supporto sociale, scarsa conoscenza della malattia e della terapia, basse aspettative di miglioramento;
  4. CONDIZIONI CLINICHE, depressione e fatigue, perdita dell’autosufficienza, stato confusionale, effetti collaterali dei farmaci;
  5. TERAPIA: politerapie che richiedono schemi posologici complessi.

La valutazione di tali fattori deve portare alla messa in atto di strategie personalizzate da parte della rete di operatori sanitari di supporto al paziente. Grazie alla diffusione capillare delle farmacie sul territorio, il farmacista territoriale è facilmente raggiungibile h24 e attraverso il counselling farmacologico può far emergere le criticità e collaborare con MMG, oncologo, psiconcologo e caregiver per superarle.

Nella pratica quotidiana occorre stabilire con il paziente un rapporto di fiducia, attraverso l’ascolto e il dialogo, rivolgendo domande inizialmente aperte e man mano sempre più specifiche a scopo motivazionale e educazionale. Si valuta in questo modo la conoscenza dei farmaci e della posologia, si identifica la presenza di effetti collaterali, di un uso inappropriato o eventuali interazioni con farmaci da banco e integratori. Si interviene pertanto sugli errori di ipo e/o iper- assunzione, si migliora la comprensione e l’accettazione della terapia, si consiglia una pianificazione del programma giornaliero attraverso ausili digitali – e non solo – per non dimenticare le dosi, si indirizza verso lo specialista nel caso di rivalutazione per gli effetti collaterali del rapporto rischio-beneficio o di abuso di farmaci al bisogno, ad esempio, in caso degli analgesici, la terapia del dolore deve essere rivalutata e adattata in base alle esigenze del paziente.

Accompagnare il consiglio alla disperazione del farmaco è fondamentale per un’assunzione virtuosa da parte del paziente con miglioramento della qualità e delle aspettative di vita e riduzione dei costi da parte del sistema sanitario.

 

A cura di Stefania Agrimi