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Un anno di pandemia: chi si prende cura del carico emotivo dei farmacisti?

“Fermandomi a pensare come mai si è parlato così poco di questa categoria tra le maggiormente esposte (di fatto lo è stata) al pericolo di contrarre il virus e al rischio di sviluppare una sindrome da stress lavoro correlato, mi è venuta in mente una parola: missione.” Dichiara la Dottoressa Beatrice Giacomi psicologa di Supporto Psicologico Covid-19, Associazione nata a sostegno degli operatori sanitari durante il lockdown.

Infatti si è parlato ben poco dell’impatto psicologico avuto dalla nostra categoria in questo anno di emergenza. In un primo momento, abbiamo reagito psico-fisicamente per dare supporto alla popolazione mettendo da parte le nostre paure, tuttavia a distanza di un anno, gli effetti della stanchezza stanno rendendo la vita lavorativa una fonte di ansia e di rifiuto. Quindi, quali sono i principali sintomi dello stress da lavoro? E come saperli riconoscere? In particolar modo si evidenziano: la perdita di appetito, affaticamento, declino fisico, disturbi del sonno, irritabilità, disattenzione, intorpidimento, paura e disperazione.

Un ulteriore aspetto psicologico da non sottovalutare è il rischio burnout, inteso come “una sindrome di esaurimento emozionale, di depersonalizzazione e di riduzione delle capacità personali che può presentarsi in soggetti che, per professione, “si occupano della gente”.

Secondo questo modello il burnout coinvolge quindi tre dimensioni:

  • L’esaurimento emotivo si riferisce alla perdita di energia ed alla sensazione di aver esaurito le proprie risorse emozionali necessarie ad affrontare la realtà quotidiana; sintomo ricorrente è l’essere terrorizzati dall’idea di doversi recare al lavoro il giorno seguente.
  • La depersonalizzazione si presenta come un atteggiamento di allontanamento e di rifiuto nei confronti di coloro che richiedono o ricevono la prestazione professionale, il servizio o la cura.
  • La ridotta realizzazione personale si riferisce ad un sentimento di fallimento professionale: l’operatore percepisce la propria inadeguatezza al ruolo e al lavoro svolto.

In altre parole il burnout scaturisce da un sostanziale squilibrio tra le richieste professionali e la capacità individuale di affrontarle ed esprime una sollecitazione emozionale di frustrazione e demoralizzazione. I farmacisti, infatti, a fronte dell’emergenza in atto, sono a rischio burnout a causa delle gravi conseguenze che hanno sul loro stato di salute il rischio di essere contagiati e di contagiare gli altri, l’elevato tasso di pazienti malati di Covid 19 a cui devono garantire continuità assistenziale tramite consegne a domicilio e consigli telefonici, lo stress fisico causato dai dispositivi di protezione e il continuo stato di allerta e vigilanza. Infine, è noto che il rischio di burnout, può divenire un vissuto traumatico tale da generare, in un secondo momento, un disturbo post traumatico da stress. La diagnosi di quest’ultima, essendo una condizione di disagio mentale complessa e derivante da molteplici fattori, sia personali che ambientali, non è univoca né semplice ed è genericamente indicata come “la condizione di stress acuta che si manifesta in seguito all’esposizione a un evento traumatico”.

“Anche se non dall’ospedale, ma da dietro un bancone, il farmacista è stato sin da subito in prima linea nel fronteggiare l’emergenza sanitaria e sociale. I suoi strumenti, tra gli altri, sono stati sicuramente la parola, l’empatia, la rassicurazione, l’informazione, la presenza, la vicinanza.  Senza il farmacista di fiducia, la sensazione di disorientamento che ognuno di noi ha sperimentato e continua a sperimentare, in questo periodo storico, sarebbe stata ancora più rilevante. Per questo mi chiedo, chi si prende cura del benessere psicologico e del carico emotivo dei sanitari e in questo caso dei farmacisti?” Con questa riflessione conclude la nostra intervista la Dott.ssa Francesca Lolletti, psicologa e psicoterapeuta.

Il sostegno psicologico, quindi, risulta fondamentale in queste situazioni emergenziali poiché è in grado di favorire il benessere psico-fisico delle vittime tramite tre metodi fondamentali: la Psicologia d’emergenza, la Psicoeducazione, ed infine l’ascolto attivo.

Ginevra Giannantonio

 

SUPPORTO PSICOLOGICO COVID-19

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Fonti

Maslach et al., 1996; Tomaschewski-Barlem et al., 2014; Dalmolin et al., 2014; Zhou et al., 2014

Maslach (1979; 1981; 1982; 1997).

(Carlini et al., 2016)